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Attacco all’ Iran: la simulazione israeliana

 

   Arutz Sheva

 

 

 

Nella simulazione da gioco di guerra con gli israeliani in condizione di superiorità, nell’attacco agli impianti nucleari dell’ Iran Israele perde 10 aerei da combattimento e riesce a riportare indietro di sette anni il programma nucleare iraniano.

Un irritato presidente Barack Obama non prende provvedimenti contro Israele, ma rifiuta anche di intervenire al suo fianco.

Nel gioco di guerra condotto dal quotidiano Makor Rishon, l’attacco ha luogo il 16 ottobre 2012, appena tre settimane prima delle elezioni negli Stati Uniti.

La simulazione è stata effettuata con la partecipazione dell’ex segretario di Gabinetto Yisrael Maimon come membro dell’ “Ottetto” (gruppo governativo di otto esperti che deciderà l’attacco, N.d.T.) di ministri di fiducia e nella parte di ministro della Difesa; con l’esperto dell’ Iran, dr. Eldad Pardo nel ruolo del regime iraniano; con il generale “a due stelle” (in pensione) Eitan Ben Eliyahu come esponente di rilievo dell’ Ottetto; il presidente del Centro Begin-Sadat, prof. Efraim Inbar nella parte del Primo Ministro; con il dr. Mordechai Kedar nel ruolo dei palestinesi, di Hezbollah e dei paesi arabi; il giornalista Amit Segal nella parte della stampa israeliana e mondiale; il giornalista Ofer Shelach nei panni del presidente Barack Obama e il giornalista di Makor Rishon Amnon Lord come amministratore del gioco.

In base alle condizioni iniziali del gioco, il 14 e il 15 ottobre quattro informatori indipendenti e affidabili del servizio Mossad rivelano che l’ Iran ha iniziato a spostare i suoi strategici dispositivi nucleari nei siti sotterranei di Qom. Nel frattempo, l’intelligence militare scopre che l’ Iran è pronto ad arricchire uranio al livello adatto per armamenti.

Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu soddisfatto tranquillizza la stampa mantenendo a Gerusalemme un programma apparentemente normale. Nelle ore precedenti l’alba del 16 ottobre l’esercito israeliano avvia l’Operazione Yahalom (“Diamanti”). I siti nucleari di Natanz ed Arak sono bombardati, così come diversi altri impianti nucleari e centri di ricerca. Dieci jet dell’aviazione israeliana vengono abbattuti.

Il presidente Obama viene a sapere dell’attacco mentre sta parlando a 350 rabbini in Florida. Egli convoca una riunione e dichiara che il “pretesto” di Israele per il bombardamento è “non pertinente” perché sebbene gli impianti nucleari dell’ Iran possano diventare immuni a un attacco israeliano spostandoli nel sottosuolo, non lo diverrebbero per un attacco americano.

Obama aggiunge che la tempistica dell’attacco “equivale sostanzialmente a un’intromissione nelle elezioni. L’intervento avrà immediate ripercussioni, condizionando gli argomenti dei nostri elettori, come il previsto aumento del prezzo del petrolio. Israele avrebbe potuto attendere fino alla fine delle elezioni. ”

Nella simulazione, il comunicato ufficiale della Casa Bianca invita Israele a cessare le ostilità, ma non pone a questi sanzioni né minaccia di farlo. D’altra parte non offre alcun aiuto. “Israele è responsabile del proprio destino,” si legge. “E’ andato contro la nostra volontà, perciò non gli offriremo una difesa militare a protezione delle reazioni militari dell’ Iran o di chi agirà per esso.”

L’ Iran invia 1.500 carri armati verso il confine con l’Iraq e ordina a Hezbollah di lanciare missili su Israele. Intraprende anche una serie di azioni terroristiche su vasta scala, e lancia missili dal Libano e dal proprio territorio contro gli stabilimenti ad alta tecnologia di Herzliya riuscendo a distruggere la sede dell’Intel. Un attentatore suicida uccide un gran numero di allievi del Programma Talpiot  all’avanguardia dell’esercito israeliano. A Tel Aviv radiazioni a bassa intensità vengono emesse da una “bomba sporca.”

Nel giorno dell’attacco del gioco di guerra i media israeliani dimostrano una sorprendente solidarietà e coesione, risparmiando all’inizio critiche al governo. Il candidato repubblicano Mitt Romney invita Obama a dare “immediatamente” il suo appoggio a Israele. Nel frattempo Obama minaccia un ministro israeliano che parla con lui al telefono: “Il 7 novembre potrò ancora essere presidente. Per quanto vi riguarda questo avrà un prezzo. Non entrerò nei dettagli adesso, ma dovreste tenerlo in considerazione.”

L’ Iran decide di provare a mettere in disaccordo Israele e gli Stati Uniti. Perciò comunica agli USA che gli fornirà tutto il petrolio di cui ha bisogno nella speranza di favorire la rielezione di Obama. Alla fine di ottobre i suoi agenti fanno esplodere un’autobomba a Tel Aviv e da una nave nel Mediterraneo lanciano un missile contro un aereo della compagnia El Al, uccidendo 300 persone.

Intanto i servizi segreti rivelano che gli attacchi israeliani hanno riportato indietro di 7 anni il programma nucleare dell’ Iran. A pochi giorni dalle elezioni USA Obama decide che “il troppo è troppo” e inizia a minacciare l’ Iran di un attacco americano se non cesserà le ostilità contro Israele.

Resta da vedere se la realtà sarà qualcosa di simile alla simulazione del Makor Rishon.

Fonte: Gil Ronen per Arutz Sheva 17.04.2012

Traduzione di Gabriele Picelli per http://www.times.altervista.org/

VIDEO – Iranian Built Tanks:

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