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Iran: la base proibita e il detonatore nucleare

 

   Aol Defense

 

 

 

Un’indagine di un gruppo di esperti che segue con attenzione il programma nucleare iraniano, l’Istituto per la Scienza e la Sicurezza Internazionale (ISIS), ha dedotto che l’ Iran potrebbe aver collaudato un detonatore nucleare in un ordigno presso il controverso sito di Parchin. Aol Defense ha acquisito una copia della stesura preliminare.

Il campo militare di prova iraniano di Parchin è risultato essere il fronte della costante lotta tra gli osservatori delle Nazioni Unite, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) e l’ Iran. Questi ha rifiutato di permettere agli ispettori dell’IAEA la visita del sito, situato 30 km a sud est di Teheran, dove sospettano possano essere stati effettuati esperimenti relativi allo sviluppo di armi nucleari. Questi test pare siano stati fatti in un cilindro di metallo lungo 19 metri e del diametro di 4,4 metri, rinforzato al centro con cemento che ne ha quasi raddoppiato il diametro a 7,6 metri. Sono state sollevate domande sul fatto che gli esperimenti, consistiti in esplosioni, sono stati effettuati in questo cilindro e sul perché gli iraniani avrebbero impiegato un ordigno chiuso, dal momento che questo tipo di test viene di frequente effettuato all’aperto.

L’ISIS ha stabilito che il cilindro di metallo potrebbe essere stato utilizzato per un test su materiale esplosivo con una sostanza non fissile come detonatore per una bomba atomica. Lo scopo di farlo in un contenitore metallico sarebbe stato naturalmente per evitarne il rilevamento altrimenti possibile con un’esplosione all’aperto.

La ragione per cui è così delicato sta nel fatto che il materiale nucleare, cioè l’uranio naturale, può essere stato impiegato in quella che sarebbe stata un’esercitazione per il detonatore, piuttosto che una reazione a catena. La prova che l’Iran ha usato uranio nella ricerca militare annienterebbe la rivendicazione principale della repubblica islamica, secondo la quale il suo programma ha fatto solo un uso pacifico del materiale nucleare. L’Iran afferma di essere alla ricerca dell’energia atomica per scopi energetici e per altri fini civili, ma gli Stati Uniti e una serie di altri paesi temono stia celando un’iniziativa per costruire, o essere in grado di costruire, armamenti nucleari.

Secondo un rapporto dell’IAEA dello scorso novembre, essa sta nel frattempo indagando se l’Iran abbia distratto circa 20 chilogrammi di uranio naturale “sotto forma di metallo di uranio naturale e scarti di lavorazione” dal laboratorio di ricerca polifunzionale di Jabr Ibn Hayan. Tuttavia, l’IAEA si sta muovendo con cautela riguardo a queste accuse e dato che le prove si basano su una valutazione teoricamente inattendibile del materiale nucleare, la stessa IAEA ha interrogato su Parchin lo scienziato ucraino Vyacheslav Danilenko.

Nel rapporto di novembre si dice che si hanno “convincenti indizi” che un “esperto straniero” abbia aiutato l’Iran a lavorare per lo sviluppo di un detonatore per “esplosivo ad alto potenziale” per un ordigno. Questo esperto di cui non si conosce il nome è stato identificato come Danilenko, il quale come si cita nel rapporto, ha dichiarato di essere stato in Iran per aiutare nello sviluppo di “un impianto e tecniche per produrre diamanti ultradecomposti (“UDD” o “nanodiamanti”). Il cilindro di Parchin può essere stato impiegato per i nanodiamanti.

Ma Danilenko ha anche altre competenze. Ha lavorato per l’Unione Sovietica nella messa a punto di armi nucleari così piccole da stare in un missile, una bomba o una granata di artiglieria. Nella relazione della IAEA si legge che “è stato in Iran dal 1996 circa, fino più o meno al 2002.”

L’inchiesta dell’IAEA fa parte del tentativo internazionale per avere la garanzia che l’Iran non sia in cerca di armamenti nucleari. Il braccio di ferro su Parchin giunge in un momento particolare, con la ripresa dei contatti diplomatici nell’incontro di sabato a Istanbul tra l’Iran e le sei potenze più importanti, tra cui gli Stati Uniti. Questi ultimi vogliono che l’ Iran interrompa l’arricchimento dell’uranio di livello superiore e chiuda l’impianto fortemente protetto della città santa di Qom. L’IAEA, l’agenzia di controllo sul Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP), ha ispettori che stanno osservando l’arricchimento dell’uranio sia nel sito di Fordo (Fordow) vicino a Qom, che nell’altro, più grande stabilimento iraniano per l’arricchimento di Natanz.

Nel 2005 l’IAEA ha visitato un altro sito a Parchin ma non ha scoperto nulla. Parchin non è di fatto monitorata dall’IAEA dal momento che non vi sono segnalazioni su materiale nucleare. Ma il cilindro ha destato sospetti. L’ISIS possiede fotografie del sito. Una fotografia satellitare del 14 marzo 2000 mostra, come afferma l’ISIS, “le fondamenta dove l’Iran avrebbe collocato più avanti nell’anno 2000 una camera di collaudo per esplosivo ad elevato potenziale.” Queste fondamenta hanno l’esatto aspetto di una cavità nel terreno. Lo studio dell’ISIS mostra poi una fotografia satellitare del 13 agosto 2004, la quale come si legge, “rivela la costruzione di una camera per test su esplosivo ad elevato potenziale.” Nessuna delle due immagini mostra l’ipotetico cilindro di metallo che si sarebbe trovato all’interno dell’edificio e che non può più trovarsi lì. 

In ballo c’è il collaudo del sistema d’avvio per una testata nucleare che, come dice l’ISIS, si inserirebbe “nella camera di carica esplosiva dell’ogiva tri-conica del missile Shahab 3.” Nel novembre 2011 l’IAEA ha riferito che la camera per esplosioni di Parchin poteva essere utilizzata per testare un detonatore a implosione di una bomba atomica. Questo è esattamente il tipo di detonatore necessario a una testata nucleare di un missile.

Il test avrebbe richiesto, ha affermato l’ISIS, “centinaia di cavi a fibra ottica … collocati in prossimità della superficie interna dell’esplosivo ad elevato potenziale. L’altra estremità dei cavi finiscono in impianto per uno specchio rotante, parte di una fotocamera ‘streak’ ad alta velocità.” Secondo l’ISIS, la cosa fondamentale in questo caso è che “un esperimento per l’avvio del generatore R265 (il detonatore a implosione) … conterrebbe meno di 70 chilogrammi di esplosivo ad elevato potenziale e sarebbe stato possibile eseguirlo nella camera di Parchin. Lo scopo dell’Iran nell’impiego di questa camera sarebbe stato probabilmente il celare le sue attività dall’osservazione dall’alto.”

L’IAEA sostiene che di recente i satelliti hanno rilevato attività a Parchin. Ciò ha provocato la preoccupazione che l’Iran possa aver tentato di ripristinare il sito prima di qualsiasi ispezione. L’Iran ha respinto queste accuse. Il portavoce del Ministero degli Esteri Ramin Mehmanparast ha detto lo scorso mese a Teheran ai giornalisti che le tracce di uranio non possono essere ripulite, dato che minuscole particelle rimarrebbero dopo qualsiasi tentativo di bonifica di un’area, e ha sostenuto che a Parchin si effettuano soltanto attività “militari convenzionali.”

Ma il rapporto IAEA di novembre descrive due generi di esperimenti che potrebbero aver avuto luogo a Parchin. Il primo tipo consisterebbe in test idrodinamici, ovvero esplosioni simultanee di un detonatore ad implosione per addensare un nocciolo nucleare sferico. Il secondo consisterebbe in esplosioni per collaudare un attivatore a neutroni, una minuscola capsula al centro del nucleo della bomba che immette neutroni nel materiale nucleare, accelerando così la reazione a catena. In entrambi gli esperimenti si potrebbe impiegare uranio naturale come sostituto del materiale fissile. Potrebbero essere utilizzati anche altri sostituti, come il tungsteno. Se avessero accesso al cilindro, gli ispettori dell’IAEA potrebbero controllare sia il cilindro che l’area per cercare tracce  di questi materiali.

L’ISIS ha messo in guardia sul fatto che non è chiaro se “un’ispezione dell’IAEA sarebbe in grado di rilevare che è accaduto un esperimento del genere.” Ma sostiene che comunque un’ispezione “contribuirebbe a creare una maggiore trasparenza sulle presunte attività di militarizzazione nucleare dell’Iran e dovrebbe essere sostenuta dai cittadini e dai governi.”

Fonte: Aol Defense  09.04.2012

Traduzione di Gabriele Picelli per http://www.times.altervista.org/

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